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AUT LOBBY AUT BENE COMUNE

di Giambattista Maiorano
Del bene comune se ne parla molto e spesso a sproposito. Monsignor Tonino Bello nel suo libroVegliare nella notte ne parla così: «Il bene comune. Deve rimanere sempre il fine ultimo della politica. Questo significa due cose. Anzitutto, rifiutare la politica come gestione della cosa pubblica per il bene di una parte, di una corporazione, di un gruppo di potere o di pressione». Continua poi citando la Gaudium et Spes (n. 75) «I partiti devono promuovere ciò che, a loro parere è richiesto dal bene comune; mai, però, è lecito anteporre il proprio interesse al bene comune».
In questo tempo che ci separa dalla consultazione amministrativa, in questa Italia che pare assai poco riformabile e in cui tutti, quando si tratta di riformare e riformasi, dicono “non io, cominciate da qualcun altro”, la saggezza di Tonino Bello ci apre l’unica possibilità di vivere in modo originario e autentico la politica. La scelta per l’autenticità va fatta ora e senza tentennamenti, senza opportunismi, proprio nel momento di massima debolezza della politica e di massimo splendore dell’antipolitica. Perché l’antipolitica si nutre della incapacità della politica di esprimere progetti in grado di far fronte in modo equilibrato alle difficoltà. E nonostante il fatto che non di rado alle soluzioni realistiche, ai progetti oculati, capita che si oppongano pretese partorite da uno sguaiato populismo che crea tanti Masaniello votati alla pura difesa del proprio particolare.
Parafrasando il sociologo Paolo Ceri, mi sento di dire che non solo per l’Italia, ma anche per Buccinasco e per le tante Buccinasco italiane, la soluzione dei problemi passa proprio dalla politica, dalla sua capacità di recuperare rappresentatività e spazi efficaci di mediazione. In questi spazi la ragionevolezza rende compatibili le differenti istanze presentate dai soggetti sociali. Diversamente l’alternativa non potrà che essere il trionfo dei singoli egoismi, il ricatto, e il privilegio per quelli maggiormente favoriti dai rapporti di forza.

Può apparire questo un discorso difficile ed espresso nel solito “politichese”. Cercherò nella maniera più semplice di renderlo evidente nel nostro contesto.
Non sono passate che alcune ore, o qualche giorno, dalla mia affermazione alle primarie che in maniera strisciante e indiretta qualche messaggio si è fatto avvertire. Tutto nella forma indiscutibilmente del lecito, ma non per questo meno pressante e condizionante a proposito dei passi da fare. C’è chi richiamando la difficile situazione economica invoca spazio all’edilizia come volano per le altre attività facendo capire che “sì, insomma, va pur bene il proposito di non consumo di nuovo suolo”, ma costruire è necessario, anzi indispensabile e quindi…
È di questi giorni poi la discussione sulla materna di via Siena. Ho più volte lungamente motivato il dissenso netto rispetto al pesante taglio operato dal commissario su un’entità di privato sociale in funzione sussidiaria, certamente indispensabile e storicamente positiva. Contemporaneamente ho rivendicato il dovere di giungere a un chiarimento definitivo su una convenzione non solo obsoleta, ma, a mio avviso giuridicamente molto dubbia se non inefficace. La misura del necessario contributo comunale, alla luce dei pesantissimi tagli e dei vincoli di bilancio, delle sue reali disponibilità, delle obiezioni presentate nel merito dai revisori dei conti e dell’attenzione della Corte dei Conti, non può non essere riconsiderata.
C’è perfino chi non si vergogna per nulla di concepire la politica, e la fase di campagna elettorale, come un momento in cui mettere all’asta il proprio voto in cambio della cura del proprio interesse particolare dicendo: “voto il sindaco che a me, al mio gruppo, alla mia conventicola, promette di dare di più. E tu allora, signor candidato, dimmi quanto mi dai?”. Questo è il veleno del lobbismo, un veleno che avvelena la politica e la società civile nello stesso tempo. È una forma paludata di corruzione che esibisce una sovrana indifferenza o un assoluto disprezzo per quel bene comune di cui magari le stesse persone continuamente vanno cianciando, di cui ci si riempie la bocca per misurare l’affidabilità della politica. A questi commercianti io dico semplicemente: non sono in vendita.

Insomma, sono contro, decisamente contro tutte le logiche lobbistiche comunque vestite, ma sia ben chiaro che questo non significa che sarò sordo rispetto a tutte le esigenze e i bisogni che tutti i cittadini vorranno presentarmi. È un diritto e un dovere della politica, della rappresentanza dei cittadini, ascoltare attentamente, discutere, condividere, capire, discernere, e poi però decidere determinando ciò che deve essere giudicato come “pressione lobbistica” e ciò che deve essere giudicato come “giusta esigenza e bisogno” dei cittadini. E una volta determinato che quanto richiesto è una legittima esigenza sta sempre alla rappresentanza politica al governo (fosse anche una lista civica nata e cresciuta in totale ostilità al corrotto sistema dei partiti) l’onere e l’onore di valutare il quanto e il come soddisfare l’esigenza, nel quadro del bene comune di tutta la comunità. Su questo i cittadini giudicano con il voto.
In ogni campo e sotto qualsiasi specie, vale per me l’ammonimento ancora di Tonino Bello che, sempre rispetto al bene comune e alla responsabilità nella scelta delle priorità, invita i credenti al discernimento e alla «presa di coscienza della autonomia della politica da ogni ipoteca confessionale, e il riconoscimento della sua laicità e della sua mondanità». Ed io mi permetto di aggiungere ad ogni ipoteca di gruppi, di fazioni e di corporazioni comunque connotati.

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