Diamo a Buccinasco un’amministrazione finalmente efficiente e trasparente, capace di ascoltare.

Archivio per la categoria ‘BUCCINASCO SCUOLA’

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ARIA PULITA NELL’AULASANA DI VIA EMILIA

aulasanaSi è conclusa la fase di osservazione del progetto che ha portato nella primavera del 2011 all’installazione di due aeratori in un’aula al piano rialzato dell’istituto scolastico dove oggi si respira un’area migliore. Un progetto-pilota che vede Buccinasco all’avanguardia per l’attenzione alla qualità dell’aria nelle scuole

Buccinasco (31 maggio 2013) – Sono rarissime in Italia le scuole dotate di ricambio d’aria ad alta filtrazione, recupero di calore e riduzione di livello acustico. Tra le pochissime c’è la scuola media statale di via Emilia, dove si è concluso il periodo di osservazione del Progetto AulaSana, che ha portato nella primavera del 2011 all’installazione di due aeratori in un’aula dell’istituto scolastico dove oggi si respira aria migliore.

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VERSO LA CONCLUSIONE L’ITER PER LA NUOVA CONVENZIONE CON LA MATERNA DON STEFANO BIANCHI

di Giambattista Maiorano ]

Tutto è bene quello che finisce bene. Dopo Nova Terra, arriva in porto la nuova convenzione con la materna don Stefano Bianchi.

La ragionevolezza alla fine si è imposta e la materna, con l’approvazione del Consiglio Comunale chiamato ad esprimersi nel merito della convenzione, potrà continuare a svolgere quella sua funzione pubblica senza la quale Buccinasco non sarebbe in grado di soddisfare l’intera richiesta del servizio come lo è stato in passato. Un servizio, il ciclo scolastico per l’infanzia vale la pena chiarirlo, che seppure non obbligatorio, riteniamo essenziale e di grande valenza sociale. (altro…)

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UNA NUOVA CONVENZIONE PER LA NOVA TERRA

nova_terraCon 13 voti a favore, ieri sera il Consiglio comunale ha approvato la nuova convenzione con la scuola paritaria. Il sindaco Giambattista Maiorano: “Abbiamo condiviso un percorso con la Fondazione Nova Terra per sanare finalmente una situazione di abuso e garantire il diritto allo studio dei 300 studenti della scuola”.

Buccinasco (25 gennaio 2013) – Finito il tempo delle polemiche e scongiurato il rischio di demolizione. Per la scuola Nova Terra e i suoi 300 alunni si apre un nuovo capitolo, grazie alla Convenzione approvata ieri sera dal Consiglio comunale, con 13 voti a favore e una sola astensione, che ha sanato la situazione di abuso che si era creata.

“Fin dall’insediamento della nuova Amministrazione – spiega il sindaco Giambattista Maiorano – abbiamo condiviso un percorso con la Fondazione Nova Terra, riconoscendo l’interesse pubblico dell’edificio scolastico, in quanto la struttura garantisce il servizio formativo ed educativo ad oltre 300 alunni e sollevando il Comune dall’onere di individuare soluzioni alternative per le centinaia di bambini e famiglie coinvolti”.

Per sanare l’abuso, secondo quanto prevede la legge, la Fondazione deve procedere al pagamento di 429.256 euro di oneri (di cui già 113.046 già versati). In sostituzione di questa somma, però, con la Convenzione il Comune si impegna ad accettare la realizzazione di alcune opere a carico di Nova Terra. Entro il 31 marzo 2014 la Fondazione dovrà cedere in proprietà al Comune l’immobile destinato a farmacia. Adiacente ad essa, inoltre, sorgerà un locale destinato ad accogliere un piccolo bar e lo spogliatoio. Anche queste strutture diventeranno di proprietà del Comune che a sua volta li affiderà a Nova Terra in comodato d’uso gratuito per trent’anni, ma li potrà utilizzare per manifestazioni pubbliche. È previsto anche la realizzazione di un parcheggio ad uso della farmacia.

A garanzia dell’adempimento di tali obblighi, inoltre, l’Amministrazione chiede la consegna di una fidejussione alla Fondazione: “Il dovere della garanzia – specifica il sindaco – è proprio dell’Amministrazione pubblica che deve tutelare gli interessi di tutti i cittadini”.

Comincia dunque una nuova storia per la scuola Nova Terra e i suoi trecento studenti a cui finalmente è garantito il diritto allo studio, nel rispetto del dettato costituzionale e grazie ad un percorso condiviso condotto con trasparenza e legittimità nell’ottica dell’interesse pubblico.

Ufficio stampa Comune di Buccinasco

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IMU – LE PARITARIE – IL PARADOSSO!

imuparitarie[di Giambattista Maiorano]

Si sprecano in questi giorni i titoli sui giornali. C’è una strana rincorsa a chi la spara più grossa per meglio caratterizzarsi sul versante della laicità. Si parla di scuole paritarie e subito ci si riferisce a quelle istituite da iniziative legate alla Chiesa Cattolica come se fossero le uniche. Mi prende un dubbio: è laicità o più semplicemente laicismo?

Qualcuno potrebbe arrabbiarsi, ma lo dico lo stesso. E’ sacrosantamente giusto assoggettare gli ambienti di proprietà ecclesiastica, o comunque ad essa legati, utilizzati per meri fini commerciali alle stesse imposte di tutti gli altri. L’IMU? Bene sì, lMU sia. Ristoranti, alberghi, pensioni, cliniche di lusso anche se muniti di un luogo di culto, devono pagare né più, né meno degli altri.

Si ha talvolta invece l’impressione che per qualcuno sarebbe auspicabile sparissero completamente le opere della Chiesa così almeno non avremmo più a che fare con l’odore delle candele e ci si libererebbe di un colpo dall’intrusione dei preti. E così, che paghino quindi le chiese, i santuari, le cappelle, gli oratori e, perché no, dormitori e mense per i poveri. Non lo si dice forte, perché suona male, troppo sfrontato. Cosa farebbe, infatti, tutta quella ciurma di disperati se non riversarsi sulle nostre strade di piccoli borghesi ed alimentare le nostre paure con furti ed espropri? Ipocrisia bella e buone, ma non siamo capaci di arrossire, si lancia il sasso ed immediatamente si ritira il braccio.

E allora vai con le scuole paritarie. Parlo prevalentemente della scuola dell’obbligo. Siamo proprio uno strano Paese. Plaudiamo alla più bella Costituzione del mondo. Salutiamo con enfasi la riforma del ministro Berlinguer e poi, contraddizione in termini, ignoriamo che il sistema pubblico integrato affianca le paritarie alle statali. E invece, non per ignoranza, ma per pura convenienza per più efficacemente colpire l’immaginario collettivo, i media in genere le presentano semplicemente come “private” in pratica, sanguisughe, roba da abolire ed abolire il più in fretta possibile.

E’ il gioco dell’assurdo: il privato sociale e le attività non profit, da chiunque promosse, scambiate scientificamente per attività commerciali. La cosa buffa è che a sostenerlo è lo stesso Consiglio di Stato che nel nuovo regolamento afferma: “lo svolgimento di attività didattiche si ritiene effettuato con modalità non commerciali se l’attività è paritaria rispetto a quella statale e l’attività è svolta a titolo gratuito , ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico (ovvero non superiore alla metà della media dei prezzi di listino offerti da attività similari nelle vicinanze, ndr) e tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio”. Neppure la Croce Rossa.

Non sapevo (ovvio che certi signori hanno fiuto) che lo Spirito Santo si fosse trasformato in zecca clandestina tale da garantire poi l’intero stipendio al personale docente e non docente, tutte le dovute manutenzioni e un’infinità di garanzie ed assicurazioni a copertura di ogni possibile criticità. Perché quindi non chiedergli anche l’IMU? Prima o poi anche la Finanza si occuperà di Lui e finalmente potrà tradurlo in manette nelle patrie galere. E chi alo Spirito Santo non crede? Neppure questa soluzione …!

Scherzo, ma neanche tanto. Lo Stato fornisce a tali scuole modesti contributi. La grande cifra è scucita integralmente dalle tasche delle famiglie. Se vogliamo divertirci con la demagogia, diciamo pure che tanto sono ricche e sfondate, tutti figli di Berlusconi, e quindi che s e vogliono il lusso selo paghino! La realtà è molto diversa e la stratificazione sociale è né più, né meno quella che si riflette nelle scuole statali. Lo sanno anche i sassi, ma noi, noi no, siamo diversi.

Se lo Stato, negando sé stesso,  dovesse prendersi cura e garantire a studenti, docenti, non docenti di usufruire esclusivamente della scuola statale sarebbero dolori per tutti. I costi lieviterebbero in modo impressionante e il prelievo fiscale andrebbe alle stelle. Tutti avremmo fatto un ottimo guadagno: prima il salasso dopo l’abbandono del pluralismo come fonte di convivenza civile.

Fermiamoci solo un attimo a Buccinasco. Cosa succederebbe? Semplice: garantito per molti il doppio turno e per tutti, addio tempo pieno.

Auspico che ci si fermi prima di sollevare la scure. Non per la sola Chiesa, ma per tutte le forme che analogamente promuovono iniziative nel settore dell’educazione.

Se un consiglio posso dare è quello di smetterla di concepire il ruolo della Chiesa (non il papa, i vescovi, i preti,le suore, ma la Chiesa come comunità di tutti i credenti) in funzione della pura assistenza là dove altri non intendono sporcarsi le mani. E’ inconcepibile plaudire i Giovanni Paolo II°, i Martini, i Bello, i Diana, i Puglisi, i Tettamanzi, i Ciotti fermandoci solo alla loro passione civile. E’ la loro lezione che dovremmo avere il dovere di leggere e di riflettere. Non c’è riflessione in loro che non parta dal discorso della Montagna, le beatitudini, vissute all’ombra della misericordia. E’ un discorso difficile, per certi versi ostico ed incomprensibile soprattutto per chi non ha il dono della fede, ma l’unico onestamente che rende onore a queste persone e che permette di non strumentalizzarle.

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PARROCCHIALE? NO PERCHE’

[di Giambattisa Maiorano]

Nella vicenda della materna “don Stefano Bianchi” si inserisce spesso una domanda insistente. Perché mai, osservano in parecchi, un sindaco che conosciamo come convinto credente e praticante, non vuole  l’aggettivo parrocchiale associato alla materna di via Siena?

Comprendo la fatica degli interlocutori e ritengo legittima la loro curiosità. Una spiegazione è quindi   doverosa non per convincere qualcuno. Ciascuno è infatti libero di pensarla come vuole e merita rispetto, ma è giusto farlo perché siano chiare le motivazioni che traggono origine da fatti realmente accaduti dai quali chiunque può trarre le dovute conclusioni.

 La questione risale all’anno 2006 quando, da assessore, mi fu affidato il compito di rivisitare ed aggiornare la convenzione con la materna “parrocchiale”.

Partendo proprio da quell’impegnativo aggettivo ho dedotto il dovere istituzionale di interloquire direttamente con l’ufficio legale della Diocesi di Milano. E’ infatti prassi costante per gli enti ecclesiastici, tutto lasciava presumere che la materna rientrasse in questa classificazione, che le convenzioni con gli enti pubblici siano seguite ed autorizzate dagli uffici della curia.

La convenzione era sostanzialmente definita, quando sorprendentemente l’interlocutrice dell’ufficio legale, tuttora in servizio in altra mansione, mi comunica telefonicamente l’impedimento a procedere. Perché? Semplicemente perché alcuni membri del C.d.A della materna e lo stesso parroco dell’epoca, presentandosi di persona in piazza Fontana, hanno contestato l’intromissione della curia in ciò che ritenevano, giusto o sbagliato, un rapporto tra la cooperativa di gestione ed il Comune. Conseguenza ovvia: la materna si ritrova ad essere ente autonomo sottratto all’autorizzazione ecclesiastica superiore, depennata dall’annuario diocesano con la perdita della qualificazione giuridica di “parrocchiale”. La stessa, per altro, si iscrive in data 6 settembre 2006 all’Albo Regionale delle Cooperative Sociali.

Questi i fatti. L’uso dell’aggettivo “parrocchiale”, da quel momento, è quantomeno inappropriato. E’ certamente affidabile e tranquillizzante, ma non basta essere ospiti degli stessi locali per esserne abilitati. Ciò non significa che l’operazione non sia in sé legittima e che la scelta avrebbe dovuto portare a modifiche sostanziali di un modello e di una proposta educativa  che si erano rivelati positivi ed apprezzati e che ancora oggi lo sono. Una continuità lodevole da intestare al’iniziativa del gruppo ecclesiale di Comunione e Liberazione.

La decisione è indiscutibilmente incontestabile e rientra nella logica del privato sociale che, in funzione sussidiaria, esplica l’azione derivante dallo scopo statutario nell’ambito del sistema pubblico come riconosciuto dalla riforma del ministro Luigi Berlinguer del 1990/91.

Da credente un po’ tormentato, mi sono semmai posto altre domande circa il ruolo della parrocchia. Credo infatti che la parrocchia non possa che essere vista come l’identificazione dell’insieme di quanti la vivono e la frequentano al di là e al di sopra dei singoli carismi come ci ricorda S. Paolo. Nessuno può essere tanto improvvido da immedesimarsi talmente nell’istituzione da utilizzarla in esclusiva. Non sarebbe più Chiesa, ma l’ambito di un’esperienza ecclesiale, magari interessante e di peso come lo è a Buccinasco , che rischia, suo malgrado, di confondere la parte con il tutto.  Là dove questo succede, non è difficile si creino conflitti. E francamente, non se ne sente alcun bisogno.

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MATERNA “DON STEFANO BIANCHI”

di Giambattista Maiorano

Mi è stato chiesto con molta cortesia di incontrare, nella mia funzione di Sindaco, sei, massimo sette genitori della materna “don Stefano Bianchi”. Non c’era alcuna ragione per un no. Nulla avrebbe potuto ostacolare una visita preannunciata come uno scambio di opinioni magari vivace, ma pur sempre rispettoso. Appuntamento quindi alle 17,00 di giovedì 15/11 nel mio ufficio.

Il diavolo, si sa, fa le pentole e non i coperchi. Una galeotta missiva in posta elettronica viene recapitata ad un gran numero di genitori invitati ad accorrere al palazzo, quasi fossimo alla presa della Bastiglia, per far sentire forte la propria voce e comunicare delusione e dissenso sulla posizione assunta dall’Amministrazione sul tema. Non c’è scritto, ma il messaggio subliminale lo si intuisce chiaramente: caro Sindaco, così non va, o tutto torna come prima del commissario o altrimenti ci sarà casino, casino in piazza, casini nell’aula consiliare. Insomma, sei avvertito.

Puntuali alle 17.00 in attesa dietro la porta. Uno, tre, cinque, sette, basta? Macchè! 20, 21, 22, alè, viva l’eleganza e la parola data e per due volte confermata telefonicamente! Non una folla, certo, ma non mi sarei sottratto a una richiesta di assemblea. Sarebbe bastato essere seri: avrei esposto quanto già comunicato per iscritto ai membri del consiglio di amministrazione della scuola, unici accreditati interlocutori in questa partita. Non li ho mandati indietro, come pur avrei potuto fare. Ho aperto invece l’aula della giunta e fatti accomodare. Nonostante l’annuncio della missiva, nessun altro membro della Giunta era presente. Dalla comunicazione sembrava infatti che ci sarebbe stata l’intera giunta. Non ha capito l’audace autrice che non basta neppure una novella GioVanna d’Arco, davanti alla quale genuflettere a ordinare: la Giunta la convoca il Sindaco e, salvo assenza o malattia, il vice Sindaco.

Ho ascoltato le ragioni postemi all’attenzione. Ho cercato di illustrare e motivare la proposta dell’Amministrazione chiarendo che tornare a prima del commissario, non era e non è possibile non per il gusto di fare dispetti quanto invece per scenari e condizioni profondamente mutati. I toni a tratti sono stati molto tesi.

Rimproverato più volte di mancanza di linearità e parecchia incoerenza mi permetto di ricordare e ribadire che ruolo storico e funzione pubblica della materna “don Stefano Bianchi” non è in discussione. È stato ampiamente riconosciuto anche da quelle forze della mia coalizione meno propense se non contrarie a rilasciare simili attestati. Lo è per ciò che la scuola ha rappresentato e rappresenta, per il ruolo sussidiario esercitato, per il suo rapporto positivo con il territorio, per l’interazione con le materne statali. Lo è perché un certo ministro dell’Istruzione, Luigi Berliguer, nell’anno 2000 con la sua riforma, lucidamente coniò la definizione di sistema pubblico inserendo, oltre alle statali, le scuole paritarie solitamente frutto di iniziative del privato sociale, ferma restando la classificazione della non obbligatorietà delle materne e l’incapacità di finanziarle.

La crescita urbana di Buccinasco è stata man mano accompagnata dalla realizzazione di ulteriori tre plessi scolastici, inizialmente a carico del Comune poi passati nella competenza dello Stato, tranne che per i costi generali di funzionamento. La presenza di ben quattro plessi ha consentito sempre di soddisfare l’intera domanda e di accogliere anche bambini provenienti da fuori.

Il paese diventava città, le nascite si moltiplicavano, le risorse, per effetto degli oneri di urbanizzazione non erano per nulla scarse. Tutto era possibile all’interno di un contesto di crescita: dal rilascio alla “materna parrocchiale” oggi “Stefano Bianchi” di una convenzione, unica nel suo genere se non in Italia certamente in Lombardia, più che generosa e per di più senza scadenza, al contributo determinante dell’Amministrazione per la realizzazione dell’ampliamento della stessa scuola. Tutte le Amministrazioni che si sono succedute hanno riservato un occhio di riguardo per un ciclo scolastico che, seppure non obbligatorio, considerato nelle condizioni date “indispensabile”.

Con lo sconquasso del debito pubblico, con i tagli e i mancati trasferimenti di risorse dello Stato, con la battaglia sul patto di stabilità, con risorse sempre più decurtate, c’è ora da chiedersi: è ancora possibile lasciare come se nulla fosse e come la politica può e deve rispondere?

E inoltre, cosa dire a chi fa rilevare legittimamente che le tasse le paga fino in fondo e che si aspetta il corrispettivo in servizi chiunque li fornisca?

Il periodo di commissariamento, per sua natura imperiale, ha posto il problema mettendolo sul tavolo: da un lato l’inaccettabilità di una convenzione sostanzialmente eterna, dall’altra l’onerosità del contributo passato dall’Amministrazione Comunale per di più obbligata a conguagliare alla paritaria i ridotti o i mancati contributi elargiti da Stato e Regione.

È noto a tutti il percorso delle ipotesi formulate non senza, a mio avviso, un certo pregiudizio ideologico del commissario. La prima, con la drastica riduzione a 200.000 euro di contributo, avrebbe fatto morire un’esperienza e chiudere immediatamente la scuola. La seconda, poi siglata come intesa transitoria per un anno dalla cooperativa che gestisce la materna, ha ridotto l’importo corrisposto per l’anno 2011/12 da 552.000 a 470.960 euro. L’esito, per nulla scontato, è da ascriversi alla lotta dei genitori. Una parte di merito, per onestà intellettuale, va riconosciuta anche alla pressione esercitata da tutte le forze politiche che non si sono riconosciute nelle scelte della dr.ssa Iacontini.

Per parte mia e del centro sinistra è stato richiamata la necessità di corresponsabilizzare le famiglie nella copertura della differenza d’importo con l’introduzione di meccanismi riferiti alla capacità reddituale delle famiglie. Qualcuno ha subito parlato di penalizzazione, di eliminazione del principio di sussidiarietà, di abbandono dell’altro principio della libertà di scelta educativa frettolosamente dimenticando che l’unico strumento nelle mani dell’Amministrazione è quello di stabilire, sulla base dell’ISEE, le quote di partecipazione delle famiglie alla mensa.

Molto è cambiato e fingere, oltre che improprio, sarebbe imperdonabile.

Per fermarci al solo anno scolastico precedente 2010/11 sul bilancio del Comune il peso pro-capite sostenuto per bambino ha gravato per € 1.682,00 per la materna “don Stefano Bianchi” e di 680,00 per i frequentanti le materne statali. La differenza non è di poco conto. Invocare il proprio dovere fiscale di tartassati fino all’ultimo centesimo è comprensibile e sotto il profilo del principio condivisibile. Bisogna però tener conto di un elemento fondamentale: la differenza tra il principio di fiscalità generale e quello di fiscalità comunale. A parte gli evasori, tutti paghiamo le tasse allo Stato che dovrebbe tramutarli in servizi ai territori. Per quanto attiene le materne, sarà per il loro non essere obbligatorie, questo Stato riesce a soddisfare solo il 40% dell’utenza potenziale così che la copertura della paritaria “don Stefano Bianchi” è in parte massiccia a carico del Comune. Come dire, per i contribuenti di Buccinasco cornuti e mazziati. Se un difetto c’è, non può che essere individuato nell’ordinamento nazionale. Non c’è da giustificare niente e nessuno. Ma ci si chiede qualche volta come mai, nonostante l’avvicendarsi di legislatori alcuni anche molto legati al movimento che ispira gli amministratori della paritaria in questione, non ci si è mai arrivati?

Fin quando la coperta copriva tutto, nulla ostava alla grande generosità. Ma ora che la coperta è corta, per certi versi anche molto corta, ci si può permettere un pagamento a pie’ di lista? Come spiegare ai nostri cittadini che si usa la fiscalità comunale gravando su tutti a prescindere dall’uso del bene servizio.

Sento dire che tutto rientra nella capacità delle scelte politiche del Comune. Verissimo. Ma quando il barile è raschiato fino in fondo con il rischio reale di ridurre quantità e qualità dei servizi sociali erogati alla generalità dei cittadini, la scelta di un’Amministrazione non può che essere quella di muoversi con equità. E l’equità è anche quella di richiamare le famiglie degli utenti ad una corretta condivisione e partecipazione ai costi nella gestione della paritaria come succede in tutta Italia. Buccinasco non batte moneta propria e non è ancora divenuta repubblica autonoma.

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SCUOLA MATERNA “STEFANO BIANCHI”: IL SINDACO, “LA SCELTA DELL’AMMINISTRAZIONE È L’EQUITÀ”

Il Comune ha avviato un percorso per redigere nuova convenzione per la scuola “Don Stefano Bianchi”: con i tagli, i mancati trasferimenti dallo Stato e la battaglia sul patto di stabilità, il contributo comunale deve essere rivisto, tenendo conto sia del ruolo storico e della funzione pubblica dell’asilo di Romano Banco sia del principio di equità per tutte le famiglie di Buccinasco. 

Buccinasco (20 novembre 2012) – Le cifre parlano chiaro e dimostrano il grande valore che la scuola materna “Don Stefano Bianchi” costituisce per Buccinasco e per l’Amministrazione che, nonostante le emergenze sociali cui far fronte, i tagli ai trasferimenti dello Stato (i trasferimenti nel 2015 saranno pari a 0), la battaglia per il patto di stabilità, non rinuncia ad elargire un contributo importante – tra i più alti in Lombardia – per una risorsa storica per il nostro territorio mai messa in discussione. Sono infondate, infatti, le ipotesi della possibile costruzione di un nuovo asilo comunale, che non è previsto né nel piano delle opere pubbliche né nel nuovo Pgt.

Da mesi l’Amministrazione ha avviato un percorso per redigere una nuova convenzione, che non nega il ruolo storico della materna, ma si muove nell’ottica dell’equità, come il sindaco Giambattista Maiorano ha spiegato sia ai componenti del consiglio d’amministrazione della scuola sia ai genitori incontrati la scorsa settimana.

Le cifre appunto: per fermarci al solo anno scolastico 2010/2011 sul bilancio del Comune il peso pro-capite sostenuto per bambino ha gravato per 1.672,72 euro per la materna don Stefano Bianchi e di 683,96 per i frequentanti le materne statali. La differenza non è di poco conto. È noto a tutti il percorso delle ipotesi formulate dal commissario prefettizio. La prima, con la drastica riduzione a 200 mila euro di contributo avrebbe fatto morire un’esperienza e chiudere definitivamente la scuola. La seconda, poi siglata come intesa transitoria per una anno dalla cooperativa che gestisce la materna, ha ridotto l’importo corrisposto per l’anno 2011/2012 da 552 mila euro a 470.960 euro.

“Per parte mia e del centrosinistra – chiarisce il sindaco – è stata richiamata la necessità di corresponsabilizzare le famiglie nella copertura della differenza di importo con l’introduzione di meccanismi riferiti alla capacità reddituale delle famiglie, così come fa l’Amministrazione per le scuole pubbliche: l’unico strumento nelle mani dell’Ente è quello di stabilire, sulla base dell’ISEE, le quote di partecipazione delle famiglie alla mensa”. Il sindaco ricorda anche che lo Stato, proprio per quanto attiene le materne, riesce a soddisfare solo il 40% dell’utenza potenziale così che la copertura della paritaria “Don Stefano Bianchi” è in parte massiccia a carico del Comune: “Se un difetto c’è, non può che essere individuato nell’ordinamento nazionale, ma fin quando la coperta copriva tutto, nulla ostava alla grande generosità. Ma ora che la coperta è corta, per certi versi molto corta, come spiegare ai nostri cittadini che si usa e si incrementa la fiscalità comunale gravando su tutti a prescindere dall’uso del servizio?”.

Proprio per questo la proposta di convenzione che l’Amministrazione sta studiando ripropone come tetto massimo di contributo i quasi 471 mila euro stabiliti per lo scorso anno. Con questo il Comune adotta un comportamento identico a quello della Regione Lombardia che nel BURL pubblicato il 5 novembre 2012, riguardo alla questione “Assegnazione dei contributi regionali a sostegno delle scuole d’infanzia non statali e non comunali per l’anno scolastico 2011/2012” afferma chiaramente che i contributi “sono definiti per ciascuna sede scolastica in relazione al numero di sezioni, con possibilità di adeguamento (positivo o negativo) proporzionale, in riferimento al rapporto tra domande pervenute e disponibilità di bilancio regionale”. Il buon amministratore del Comune ha il dovere e l’obbligo di valutare in modo serio e responsabile la “disponibilità di bilancio comunale”, perché dell’uso del denaro pubblico ne risponde all’intera cittadinanza, e non solo ad una parte.

Rispetto allo storico è previsto un taglio di circa 80 mila euro: questo tuttavia non porta al raddoppio della retta per le famiglie (è stato calcolato un aumento di circa 30 euro al mese).

“La scelta di un’Amministrazione – ribadisce Maiorano – non può che essere quella di muoversi con equità. E l’equità è anche quella di richiamare le famiglie degli utenti ad una corretta condivisione e partecipazione ai costi nella gestione della paritaria come succede in tutta Italia”.

Ufficio stampa Comune di Buccinasco

 

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