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LEGALITÀ ED ETICA PUBBLICA SONO LA BASE, CONDIZIONE NECESSARIA

Etica e Legalità[di Giambattista Maiorano]

Ho accolto venerdì sera la notizia con un sospiro di sollievo. Pensavo potesse prevalere la ragion di Stato, o meglio di partito. Erano uomini che “gestivano” un consenso importante, robusti pacchetti di voti. La Sicilia in questa tornata elettorale è una regione cruciale e per una certa scelta si rischia di pagare un prezzo assai alto. Prevalente è stata invece la voglia di fugare ogni ombra e quindi di applicare, per così dire, un principio di precauzione anche alla politica. Un atto di coraggio, di serietà, pro maiori utilitate suorum hominum.

La scelta era difficile. Da un lato c’era da tener conto del principio costituzionale della presunzione di innocenza. D’altro era necessario tenere anche conto della necessità di tutelare il diritto dei cittadini di essere amministrati da persone limpidamente al di sopra di ogni sospetto.

A fronte di spontanei o raccogliticci Comitati di Salute Pubblica, le cui intenzioni sono spesso strumentali, si è posto invece il Partito, con la sua autorevolezza, e con la sovranità che iscritti ed elettori gli hanno attribuito, e che i suoi organi dirigenti hanno il diritto e il dovere di esercitare.

C’era la necessità di mantenere una linea di rigore, e così è stato. Il Consiglio Nazionale dei Garanti è andato ben oltre quanto previsto dalla legge sulla incandidabilità recentemente approvata in Parlamento, nella convinzione che oggi ai partiti, è chiesto di fare di più, molto di più. Un decisione esemplare quella del CNG, che segna di nuovo un’ulteriore e marcata differenza rispetto a un Centrodestra che con l’obiettivo di garantirsi un buon risultato elettorale sembra essere, come al solito, disposto a tutto, o quasi (Dell’Utri e Consentino sono fuori).

Nella valutazione del CNG pare abbiano pesato, più che le fattispecie di reato contestate dalla magistratura agli eminenti rappresentanti del Pd, alcune intercettazioni ambientali e telefoniche, e rapporti di pubblica sicurezza che sembrano adombrare contiguità con la criminalità organizzata. Di questi fatti, ancorché da approfondire e verificare, non si può non tenere conto.

Certo la decisione del CNG che mette fuori dalla competizione elettorale dei pezzi grossi del PD può essere che abbia sconcertato e creato profonde delusioni. Sebbene lo sconcerto sia inaccettabile per parecchie ragioni, si può comunque comprendere la reazione del candidato Crisafulli che ha pubblicamente affermato: «Hanno vinto i giacobini. È giacobinismo allo stato puro. Un errore e una scorrettezza clamorosa. Così il Pd mostra un volto giustizialista». Silenzio e assoluto riserbo sono in alcune circostanze la via migliore, ma nel mondo del polverone mediatico la necessità di “comunicare” diventa un vizio, una smania, una coazione a ripetere, una frenesia incontrollabile, e domina e sopprime la razionalità.

È doveroso concludere con una considerazione sul sistema dei mass media. Hanno fatto il loro dovere, hanno puntato i loro potenti fari su eventi e persone, hanno fatto emergere fatti che ci interrogano, fatti da chiarire, fatti che forse qualcuno gradiva rimanessero nel dimenticatoio. Vedremo, perché c’è ancora molto lavoro d’inchiesta da fare (giornalistico e giudiziario), c’è una verità da cercare, c’è da scavare a fondo per capire, per superare un livello superficiale di valutazione, ci sono percorsi di chiarimento da fare. Questo anche perché il famoso “metodo Boffo” ci ha insegnato che esiste anche un tritacarne mediatico, fatto di polveroni sollevati ad arte (per coprire le proprie malefatte, per guadagnare visibilità e audience, per delirio narcisistico di onnipotenza), un tritacarne mediatico fatto di processi in TV con conduttori che si sostituiscono ai giudici, fatto di procedure penali sommarie, processi di piazza virtuale (facebook, blog ecc.). Sono dinamiche pericolose, evidentemente strumentali, un rischio da cui nessuno può chiamarsi fuori; accanto all’etica pubblica dei politici c’è in parallelo l’etica professionale dei giornalisti.

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