Diamo a Buccinasco un’amministrazione finalmente efficiente e trasparente, capace di ascoltare.

[ di Giambattista Maiorano ]

Lo spumante era già pronto. Il botto fissato tra Natale e Capodanno: il Sindaco di Buccinasco, avrebbe dovuto essere di nuovo messo in scacco dalla magistratura. La voce correva persino nei piani del palazzo comunale. Non da solo, si vociferava. Pare, avrebbe dovuto fargli buona compagnia la castellana, come qualcuno ama definire con sprezzante sarcasmo il Segretario Comunale. Le feste sono trascorse serenamente in famiglia. È passata pure la befana. Trascorsi anche i giorni successivi. Nessuno ha bussato alla porta.

La mancata profezia è stata spostata a Pasqua o giù di lì. Ancora nulla. Siamo alla fine di aprile e sono rimasti delusi. Anzi per chi voleva colpire si profila all’orizzonte qualche amara sorpresa.

Ho taciuto per tanto tempo. Non per paura. Prudenza vuole che argomenti delicati si affrontino con cautela soprattutto là dove ci vanno di mezzo le persone.

E adesso la sorpresa. Ho ricevuto più recentemente una denuncia questa volta con nome e cognome, da un dipendente comunale. Dopo un incomprensibile passaggio al Tar (Tribunale Amministrativo Regionale), l’accusa è stata smontata in sede penale da due Sostituti Procuratori delle Repubblica con richiesta di archiviazione già il 9 dicembre 2014. Il Gip, in Camera di Consiglio lo scorso 17 aprile, ha confermato la richiesta disponendo l’archiviazione definitiva non riconoscendo l’accusa di violenza privata ed abuso di ufficio. Una vittoria? No, una sconfitta per tutti. Sconfitta per il denunciante perché due giudici in due fasi successive hanno decretato l’insussistenza del fatto e quindi l’infondatezza delle accuse rivelatesi tendenziose e strumentali. Una sconfitta per l’Amministrazione comunale che ha impiegato tempo e risorse non per governare il Comune, ma per difendersi.

Recentissime esperienze, non a Canicatti ma a Buccinasco, ci parlano di assoluzioni di soggetti (uno di questi si è beccato circa due mesi di carcere) che, dopo aver subito condanne in primo grado, vengono prosciolti in appello perché il fatto non sussiste. Capita pure che avvisi di garanzia pervenuti a un dipendente comunale, più volte letteralmente insultato ed invitato a togliersi di mezzo per manifesta incapacità, finiscano archiviati senza che nessuno dei costruttori dell’accusa, all’interno ed all’esterno del palazzo comunale, senta il benché minimo bisogno di chiedere scusa. Anche in questo caso, tempo dei dipendenti, cioè denaro pubblico, utilizzato per accertare che ancora una volta le accuse erano inesistenti e tendenziose.

Insomma, chi ripaga gli innocenti dall’onta del tritacarne mediatico? Quanto il tempo fatto perdere a inquirenti, giudici, avvocati, che meglio avrebbero potuto dedicarlo a perseguire reati veri e situazioni certamente più meritevoli di attenzione? Ci sarà da parte di quotidiani e blog locali che parlano spesso di noi lo stesso zelo di quando hanno urlato la notizia sbattendola in prima pagina erogando pene senza processi e garantendo scoop a prezzo stracciato? Verrà da questi recuperata quell’onestà intellettuale che sistematicamente chiedono agli altri?

Vorrei sperarci. Credo che più realisticamente non accadrà. Chi si è abituato ad agire in questo modo, molto più facilmente vorrà continuare a vivere allo stesso modo. D’altra parte, avete mai visto una combriccola di pagliacci recitare un copione serio e utile alla cittadinanza?

C’è infine chi continua a chiedermi conto con insistenza del mio ormai vecchio “avviso di garanzia”. Era il novembre del 2013 quando ho ricevuto un avviso di prosecuzione delle indagini, un provvedimento molto simile a un avviso di garanzia. L’ho comunicato immediatamente alla città perché non avevo e non ho nulla da nascondere, né comportamenti di cui vergognarmi. Ripeto per l’ennesima volta (che sia la volta buona? Che i petulanti la capiscano? Vedremo!): non so nulla di nulla, ignoro chi mi ha accusato, né so quali sono i fatti e i comportamenti che mi vengono contestati. A norma di Codice di Procedura Penale, il tempo trascorso esclude che sia possibile la prosecuzione di ogni ulteriore indagine e tuttavia non risulta l’archiviazione del fascicolo. Non so come e quando il nodo sarà sciolto. La cosa non mi stupisce. I tempi della giustizia a volte sono lenti, molto lenti e non facilmente predeterminabili. Non è il caso per altro di prendersela con gli inquirenti sempre alle prese di scarse risorse di denaro e di personale. A fronte di notizia di reato non potevano fare altro che il loro dovere: aprire le indagini. Un sindaco non è diverso da ogni altro cittadino.

L’unica cosa che mi spiace è che il dilungarsi delle procedure lascia nella mente del cittadino il dubbio e la domanda: abbiamo o non abbiamo un sindaco onesto? A chi incontro e mi chiede: ma non si può far nulla perché i giudici comunichino le loro conclusioni? Non ho risposte. Confido nel tempo mantenendo come sempre la massima serenità. È mia convinzione anche in questo caso che proprio il tempo sarà galantuomo.

 

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