Diamo a Buccinasco un’amministrazione finalmente efficiente e trasparente, capace di ascoltare.

di Giambattista Maiorano

I cecchini di Prodi. Lodarli? Impossibile! Ammazzarli? La tentazione è notevole, ma c’è scritto: non uccidere! Indurli al suicidio? Sarebbe istigazione: un reato! Sfiduciarli? È il meno che si possa fare. Forte e senza esitazioni: radiarli! Sì, radiarli dal partito! Questa è la fine che dovrebbero fare e che purtroppo da sconosciuti non faranno.

Il nome di Prodi, se l’obiettivo era la massima condivisione per una carica per sua natura al di sopra delle parti, poteva apparire divisivo. Premiare però l’ipocrisia di chi prima applaude a scena aperta e poi ti accoltella nel segreto dell’urna è stata non solo una mascalzonata, ma un tradimento in piena regola, prima ancora che degli iscritti e dell’elettorato, della stessa dignità di chi si è nascosto nell’ombra. Dignità? Parola grossa: questa è feccia che approfittando della democrazia, uccide la democrazia. In un partito, come in un’associazione piuttosto che in un movimento, non meno che in una famiglia, ci si confronta, si discute animatamente, si litiga se necessario, ma se alla fine non c’è unanime consenso prevale e si porta avanti la linea della a maggioranza. È così ovunque o così dovrebbe essere. È mancata la lealtà ed è venuta meno la fiducia. È stata rubata la speranza.

Non taccio l’errore strategico del segretario Bersani nel proporre Franco Marini all’arco delle forze politiche prima ancora di verificare e garantirsi il sostegno in casa. Dico che a un grave errore, imputabile a una persona, o al massimo al suo giro di consiglieri, se ne aggiunto uno colossale di 101 parlamentari. Scientificamente progettato e messo in atto ha mandato in soffitta oltre all’autorevolezza di una proposta, la prospettiva di un possibile governo del cambiamento. Come al solito, la sinistra, il centro sinistra, alla vigilia dell’assunzione di responsabilità di governo mostra paura, si ritrae, si suicida.

Sono nero, furioso.

Ora però, serve calma e sangue freddo, mettiamo a freno il sentimento e diamo spazio alla ragione, proviamo a riflettere. C’è spazio politico e ha ancora senso il progetto del Partito Democratico? Dove finiscono tutte le speranze riposte in questo percorso? È stato giusto tutto l’impegno che ho profuso per tanti anni con tanti amici e compagni? Tutte domande alle quali non voglio sfuggire e che la rielezione di Giorgio Napolitano riesce appena a rendere meno pesanti.

Nonostante tutto, ci credo ancora. Ci credo se il PD, con il suo imminente e improrogabile congresso, sarà capace di far piazza pulita di idee inutili e rilanciare le sue ragioni costitutive: l’incontro tra culture riformiste capaci di chiudere con un passato gravido di divisioni ideologiche e proiettato nel futuro con occhi ed occhiali in grado di leggere i bisogni e di soddisfare le attese di una società profondamente trasformata.

Un partito che, prima che all’individuo, parla alla persona. Un partito che non si vergogna di pronunciare termini quali opportunità, competenze e merito, che va oltre gli interessi di parte e le lobby, che, nella logica del bene comune, punta ad avere un occhio di riguardo all’equità perché a ciascuno possa essere riconosciuto di vivere dignitosamente. Un partito in grado di mettere in prima fila il superamento della povertà, di parlare senza vergogna di poveri sempre più numerosi a cui va dato un lavoro che la logica di un mercato senza regole e sempre più spesso nelle mani della finanza e della speculazione gli ha sottratto. Un partito che chiede a reclama diritti  civili non meno che il diritto a vivere delle famiglie, troppo spesso lasciate sole a fare da ammortizzatore sociale quando le cose non vanno. Un partito che non ha paura di restare plurale per non cadere nelle mani di un padrone.

Un partito che non deve inseguire una vocazione minoritaria, che porta alla pura testimonianza e all’insignificanza, risultato del frantumarsi delle ragioni di unità sottomesse a una retorica demagogica dello spirito identitario. È la vocazione al reciproco “esame del sangue” per verificare il “tasso di sinistra” presente, che si conclude sempre con una bocciatura solenne: “io sono più di sinistra di te”, “tu non sei più di sinistra.

Si inseguono a volte i fantasmi simbolici del passato, e con ciò non intendo tradizioni culturali che possono essere ancora studiate ed essere feconde. E l’inseguire simboli e fantasmi che nulla possono più dire sulla realtà produce sterilità politica ed elettorale: sono concetti che non mordono più la realtà, che non destano le coscienze, che non generano partecipazione diffusa, e che conducono ad esiti elettorali ormai noti ed evidente, e che impediscono una reale alternanza di governo.

È successo già con i governi Prodi. Ed è successo di nuovo alle elezioni appena trascorse: gente che pensa a percentuali a due cifre e che le urne inchiodano a livello di prefisso telefonico annegando ogni possibilità di riscossa e di ricomposizione.

È questa una visione moderata? È di sinistra? Non bastano più gli aggettivi dove magari ci si accorge che sotto il vestito c’è il niente. È ora di agire e agire in fretta.  Forse la mia speranza, che immagino essere di moltissimi altri come la mia oggi calpestata ed umiliata, potrà avere ancora un senso. Voglio crederci e riprovarci con tutti coloro che ci stanno.

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Commenti su: "PARTITO DEMOCRATICO: UN SOGNO INFRANTO?" (1)

  1. Toni ha detto:

    Sono nero, furioso!
    Partiamo dalla stessa indignazione.
    Detto questo, se devo pensare ad una cosa che più di altre a determinato quanto è successo, penso alla SEPARAZIONE DELLA POLITICA DALLA VITA DELLE PERSONE.
    Perchè 101 persone della nostra parte politica hanno prima applaudito e poi pugnalato la candidatura di Romano Prodi?
    Per il POTERE, il potere a priori.
    Non il potere per fare qualcosa che riguarda la mia idealità.
    Il mio potere!
    Un gruppo (con il suo leader) si scontra con un altro gruppo (e un altro leader).
    Chi vince esprime il proprio leader come massimo rappresentante (Presidenza della Repubblica; Capo del Governo; ecc.) e a cascata i componenti del gruppo raccolgono le loro onorificenze.
    Tra le tante cose che il Partito Democratico dovrà fare per recuperare quanto (tanto) ha perso, è ANNULLARE la separazione tra la società e e il ceto politico che vive da un’altra parte.
    Perchè l’incarico politico da un certo punto in poi (Sindaco e Assessore di una grande città, Governatore ma anche consigliere Regionale; …..la provincia la aboliamo; Deputato, Senatore, Deputato Europeo …..) è molto ricercato?
    1) idealità.
    2) prestigio.
    3) privilegio.

    I tre punti sopra espressi sono presenti in tutte le cariche politiche sopra dette. Poi, persona per persona, si potrebbe definire una percentuale che muove la stessa nella ricerca di quel posto.

    Probabilmente ci sono politici che hanno una forte idealità che esprimono anche attraverso un incarico pubblico. E comunque godono, volenti o meno, sia del prestigio che del privilegio (economico, benefit, ecc.) legati a quella funzione.
    All’estremo opposto ci sono politici in cui il concetto di idealità non sanno cosa sia, mentre sanno bene fare i conti e quello che produce sul proprio conto corrente il ricoprire le cariche sopra dette. Questi non hanno grandi problemi a cambiare casacca in quanto l’obiettivo è proprio legato al proprio privilegio e il cambiamento di colore va in questa direzione.

    Tornando all’interrogativo sopra detto: “se devo pensare ad una cosa che più di altre a determinato quanto è successo, penso alla SEPARAZIONE DELLA POLITICA DALLA VITA DELLE PERSONE”, credo sia fondamentale per il PD affermare con forza il primato della politica quale governo del BENE COMUNE.

    Ma le affermazioni non bastano. I 101 sicuramente direbbero che loro agire è per il bene comune. Bisogna TOGLIERE all’incarico politico quegli elementi di FORTE ATTRAZIONE che determinano il luogo del privilegio.

    Non voglio far morire di fame un senatore o un deputato (ma anche un consigliere regionale), ma credo che 5.000,00 euro al mese non sia uno stipendio da fame. Togliamo la pensione dopo un mandato, togliamo…., togliamo …..

    rendiamo l’incarico politico ATTRAENTE per che ha una forte idealità e pensa che quello che resta (dopo togliamo…, togliamo….., togliamo…..) e POCO ATTRAENTE per chi pensa di essersi sistemato, anche nel nostro partito.

    Ecco, questo penso sia una cosa importante da fare immediatamente, nel senso che il PD, nella riforma della politica che sarà all’ordine del giorno del prossimo governo, non deve dare il contentino all’opinione pubblica ma deve agire in modo forte e coerente.

    poi …… poi ci sono tante altre cose altrettanto importanti, e molte le troviamo nei famosi 8 punti di qualche settimana fa.

    Bisogna crederci e farle diventare obiettivo politico, non specchietto per le allodole.

    Forse, allora, avremo un Partito Democratico capace di parlare e stare tra la gente, per convinzione e non per convenienza.

    Toni

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