Diamo a Buccinasco un’amministrazione finalmente efficiente e trasparente, capace di ascoltare.

Archivio per 24 settembre 2012

Galleria

I GUASTI DELLA MALA POLITICA

[ di Giambattista Maiorano ]

Con tanti guai, ci mancava solo l’indecoroso spettacolo della Regione Lazio. Mentre qui in Lombardia ci raccontano le vacanze da nababbo del governatore Formigoni, da Roma arriva la notizia di feste e festini a dir poco grotteschi. La realtà ha superato la fantasia di registi e sceneggiatori dei film più trash degli ultimi anni.

Come dar torto a chi si interroga sulla la solidità delle nostre istituzioni? Quelli di Roma sono politici che pur sono stati eletti con migliaia di voti di preferenza di cittadini e quindi giudicati, non da pochi intimi, “onesti”? E se fosse che il primo seme della corruzione sta proprio nel meccanismo della preferenza, cioè nello scambio preferenza-favore personale? Come non chiedersi che razza di classe dirigente, non solo politica, è stato in grado di costruire il nostro Paese? Domande non da poco, ma che ci fanno capire che dell’esame di coscienza un po’ tutti ne abbiamo bisogno, e che per invertire la rotta ci vuole uno sforzo molto potente! Sì, perché se è vero, come è vero, che è profondamente sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, non possiamo nascondere che i fenomeni di degenerazione non hanno risparmiato neppure quei partiti, il mio compreso, e quei gruppi sociali che si ritenevano immuni ed eticamente non scalfibili. Che dire poi della società civile? Dei cechi che percepiscono la pensione di invalidità ma ci vedono benissimo? Che dire della massa di evasori fiscali? Che dire della banche che hanno venduto a ingenui clienti fondi di investimento spazzatura? E così via…

Lazio, Campania, Lombardia, Sicilia, Puglie … non c’è giorno che non siamo costretti a sorbirci palate di mala politica. Al cittadino onesto cadono le braccia, e si resta poi sconcertati da chi preso con le mani nella marmellata nega tutto, nega l’evidenza, avanza giustificazioni fasulle e palesemente insufficienti, oppure dichiara “lo faceva anche lui, e poi lui, e ancora quell’altro…” puntando il dito sui “compagni di classe o di giochi” come i bambini.

Rabbia e sdegno sono i sentimenti che sgorgano dal cuore di fronte a questi uomini che non conoscono la vergogna. Poi da un angolo profondo della mente emerge un desiderio, un desiderio di verità e di giustizia che genera una nostalgia.

Non si vive di nostalgia se ci si vuole tuffare nella costruzione del futuro. Ma a volte la memoria può salvarci, e in questo caso vale la pena di esaltare la nostalgia, cioè la memoria che mi fa sorgere un desiderio di buona politica, che mi fa ricordare l’epoca in cui fiorì la cultura dell’impegno sociale, l’epoca in cui la politica era realizzare il bene della città facendo sintesi nel rispetto delle proprie e delle altrui convinzioni.

Sarò forse un sognatore e per certi aspetti persino un “bacchettone”. Sento però forte il legame con l’ispirazione che fu propria di uomini come Giuseppe Lazzati o come Giorgio La Pira (a tanti probabilmente questi nomi non dicono nulla. Peccato!) che della realizzazione della “città dell’uomo” ne fecero una ragione di vita. Pur partendo da una fortissima ispirazione religiosa, la loro fatica fu sempre costruire bene e laicamente la città reale, una città fatta di uomini e donne in carne e ossa, tutti diversi, e con tutte le loro capacità e i loro limiti. L’obiettivo che li animava: la continua ricerca di una risposta forte ai bisogni dei meno fortunati per rendere equa o, almeno, più equa possibile la vita della comunità. Questa è l’idea di politica che a me piace, ed è possibile realizzarla perché uomini all’altezza di questa idea ci sono stati. Se non fosse così smetterei di impegnarmi.

Lo scoramento, la sfiducia, lo stillicidio di “cattive notizie”, possono produrre la tremenda tentazione di mettere tutto e tutti in uno stesso calderone, di mettere tutto e tutti nel frullatore di una contestazione chiacchierona e violenta che ha solo la forza di distruggere ogni cosa, senza però offrire una proposta positiva, un’alternativa valida. E in tutto questo c’è poi chi se ne approfitta per conquistarsi un posto al sole, un posto in Parlamento cavalcando l’onda dello sdegno, c’è chi ha capito che in questo periodo è più vantaggioso lucrare voti eccitando i giudizi di pancia piuttosto che parlare all’intelligenza proponendo soluzioni reali, concrete e praticabili, soluzioni sui programmi di governo e sulle alleanze.

 

È qui che va fatta una profonda operazione di rottamazione, che non è certo una guerra senza quartiere in nome del ricambio generazionale (a proposito, avete notato la schiera dei politici trentenni coinvolti nei “bagordi a spese nostre” del Lazio?). C’è da rottamare un’idea vecchia e devastante della politica, un’idea che altri hanno coltivato e fatto crescere nell’età del Cavaliere.  C’è da rottamare il berlusconismo, e non sarà facile.

C’è da rottamare l’idea malsana che basta un nome proposto dal “capo” di turno. L’abbiamo percorsa questa strada. Abbiamo visto quanto malcostume è stato prodotto negli ultimi vent’anni a furia di introiettare sempre più forti dosi di quella cultura berlusconiana dell’apparire in luogo dell’essere. Bastava essere bellocci, competitivi, soprattutto servili, possibilmente vuoti di testa, per meritarsi un posto al sole!  La competenza, la passione, la conoscenza del territorio, la fatica dell’approfondimento … tutte virtù poco utili, anzi persino dannose per quelli che amavano essere adulati, pronti a scucire qualche soldo dalle tasche per mostrare una pelosa carità o per comperare la schiera degli Esaù sempre abbastanza folta tra i cattolici, e nello stesso tempo alla ricerca continua di spassi notturni e di aerei di stato per soddisfare una megalomania applaudita da tanti e ritenuta da invidiare.

È morta la politica? Ne possiamo fare a meno? C’è bisogno più che mai di politica, di buona politica, della politica così come la concepivano quegli uomini del passato. C’è bisogno dei De Gasperi e dei Togliatti, dei Nenni e dei La Malfa, di gente che non se le mandava a dire, ma che hanno avuto il coraggio del reciproco rispetto e di un orizzonte che guardava al bene collettivo, a quello del Paese, di tutto il Paese.

Nel nostro piccolo, qui a Buccinasco, vogliamo riprendere questi insegnamenti. Mentre nel Lazio, la politica affoga in liquami maleodoranti, il nostro Consiglio Comunale ha votato all’unanimità l’adesione ad Avviso Pubblico, un’associazione tra enti locali che si propone di far vivere la politica sui binari della correttezza, della trasparenza, della legalità. Come Sindaco ne sono fiero perché sono sempre più convinto che se non si comincia dal basso, ben difficilmente in alto potranno rispecchiarsi.

Cloud dei tag