Diamo a Buccinasco un’amministrazione finalmente efficiente e trasparente, capace di ascoltare.

Care amiche e cari amici, immaginavo che all’annuncio della squadra di Giunta sarebbe seguito quel moto di critiche e vivaci proteste per l’esiguità della presenza femminile.

«Ma come, avevi detto… avevi affermato… ecco le solite promesse elettorali, la solita presa in giro. Il solito maschilismo che mette le donne fuori gioco…!»

Non voglio respingere le critiche, che tutto sommato sono fondate su principi condivisibili, anche se a volte un po’ astiose. Voglio però motivare la scelta e assumermene per intero la responsabilità.

Non ho cambiato opinione sul contributo femminile. Era mia intenzione, come è possibile leggere in un mio precedente articolo, orientare la mia scelta tenendo conto del fattore “pari opportunità”. Nello stesso articolo mi impegnavo a non seguire la logica della spartizione e a far prevalere merito, competenza, affidabilità, rappresentatività (un’esplicita indicazione di preferenzialità espressa sulle schede: la rappresentatività, appunto).

Aggiungevo per altro che in ogni caso le mie indicazioni dovevano essere necessariamente condivise dalla coalizione alle cui componenti ho chiesto non un nome, ma una rosa di nomi all’interno della quale liberamente avrei scelto. Non intendevo neppure nella fase finale disperdere lo spirito di squadra che ha caratterizzato tutto l’andamento della campagna elettorale.

Mi rincresce constatare che, al di là della applicazione della norma dello statuto, per quanto per esempio avvenuto nella definizione alternata nei generi della lista del Partito Democratico e non solo, le donne hanno occupato solo l’ultimo posto tra gli eletti in Consiglio Comunale. Se poi guardiamo nel campo avverso, neppure questo traguardo è stato raggiunto se Serena Cortinovi non fosse stata la candidata sindaco. Conclusione: su 16 consiglieri solo tre le donne, al di sotto del 20%. Il risultato si commenta da solo. Non basta una norma. Non basta l’auspicio di una legge a garantire un salto di qualità. Possiamo rammaricarci del ritardo culturale, lavorare ancora di più perché questo divario venga colmato, ma questo è un dato da non sottovalutare e da cui partire. Mi pare questa l’unica condizione per superare una logica, quella di una tutela imposta delle quote rosa, a cui giustamente le stesse donne non credono e altrettanto giustamente rifiutano. La donna non è paragonabile alla fauna o alla flora, non può essere confusa con una specie protetta in via di estinzione.

Non so se le spiegazioni servano a lenire il disappunto che si è levato. Credo siano plausibili e condivisibili e comunque, ripeto, me ne assumo per intero la responsabilità. Le scelte fatte le ritengo tutte di spessore. Se così non dovessero manifestarsi, non potrei che prendere atto con umiltà dell’errore di valutazione e cambiare in itinere aggiustando il tiro. Le deleghe si conferiscono e si possono togliere, ma è il campo a dovermelo suggerire. E se sarà il caso non ho alcun dubbio che eserciterò fino in fondo quanto la legge responsabilmente mette sulle spalle di un Sindaco.

Giambattista Maiorano

Sindaco di Buccinasco

Commenti su: "DONNE O NON DONNE, QUESTO È IL PROBLEMA" (7)

  1. Teresa ha detto:

    Intervento onesto, di una onesta’ imbarazzata e imbarazzante…. per se’ e per la propria coalizione.

  2. Rosa Palone ha detto:

    Per le donne come per i giovani (a parità di capacità con gli uomini o gli adulti) la questione non si esaurisce inserendoli nelle liste, anzi: è necessario credere in loro, promuoverli, renderli protagonisti nella campagna elettorale e accompagnarli nel percorso fino all’elezione.
    La Lista Civica per Buccinasco, ad esempio, ha fatto così e un qualche risultato l’ha ottenuto. Poi, ovvio, si può sempre migliorare.

  3. Purtroppo è in percorso reiterato di cui discutiamo oramai da molti anni, prima nei collettivi femminili, poi nelle organizzazioni. Le donne non ci sono, le donne non vengono votate. Le poche che riescono a farcela rimangono felici eccezioni. Per questo sono nate delle leggi: la legge di parità, le azioni positive, le pari opportunità. Per questo sono sempre più necessari i confronti tra i generi, perché la società civile e politica possa uscirne arricchita.
    Se le donne non sono state elette in numero pari in Consiglio Comunale credo ci siano comunque gli strumenti per operare un riequilibrio della rappresentanza, tramite gli organismi statutari o i luoghi istituzionali dove si possano effettuare nomine elettive. Non è un premio o un regalo, è credere davvero che la presenza di uomini e donne a livello decisionale possa davvero migliorare questo Stato così sofferente.
    In questo ambito auspico che la rappresentanza delle donne, così modesta numericamente in alcuni ambiti, possa trovare invece respiro e spazio. Questo richiede ovviamente scelte coraggiose e a volte controcorrente. Questo a volte può chiedere anche fasi di ricambio, per permettere che si creino gli spazi nell’ambito della tornata amministrativa.
    Un’altra cosa mi sento di aggiungere: noi abbiamo formulato delle proposte nel programma elettorale, relativamente alla costituzione di un Centro Donna che possa essere sia un servizio che un luogo di aggregazione, con maggior peso in un momento in cui le difficoltà sono aumentate. Certo non basta mettere un cartello su una porta e aprirla, ma bisogna dare anche gli strumenti perchè funzioni davvero.
    Per fare queste due cose, piccole e insieme grandi, so che bisogna andare controcorrente, magari sconfessando i numeri o sedando alcune aspettative o ambizioni personali, legittime a livello individuali ma non sempre positive in una visione di insieme.
    Allora osiamo, provando a modificare coraggiosamente il percorso….
    Un abbraccio ed un grande augurio signor Sindaco!

  4. Ma perchè le donne non si domandano “perchè le donne non votano le donne?”

    Io in passato ho votato sia uomini , sia donne. Ho privilegiato capacità, onestà ed impegno alla verifica della presenza di una coppia di cromosomi XX o XY nel cariotipo. Non ho fatto nessuna analisi genetica ai candidati, ma ho invece votato per chi avesse dimostrato di essere capace.

    Leggere alcuni interventii mi fa invece pensare che le donne si sentano inferiori, meno preparate, meno oneste, meno capaci di impegno, e quindi desiderose di privilegi.

    Davvero non capisco.

    Sapete di essere brave? Non siete state votate? Prendetene atto e non domandate privilegi!

    Non siete brave? Ed allora permettete a chi è più bravo ed è stato più votato di governare.
    Credo si chiami Democrazia, o anche PARITA’.

    Chiedere privilegi mi sembra ammettere (riconoscere) una propria inferiorità.
    Un crogiolarsi in un vittimismo stucchevole.

    Potete spiegarmi dove sbaglio?

    Franco Gatti

    • Raffaella ha detto:

      Chiedere privilegi? Analisi genetica dei candidati? Scusa Franco, ma mi pare che tu sia stato occupato o altrove in tutti questi anni di dibattito sulla presenza politica di genere. La rappresentanza femminile è tutelata dalla legge, perchè gli uomini non sanno “fare spazio” alle donne, soprattutto nei luoghi decisionali….e dalle rimostranze che stanno emergendo in questo dibattito “a sinistra” si capisce quanto ancora sia lungo il cammino per arrivare ad una normale, equilibrata rappresentanza delle donne nella politica.
      Qui non si tratta di prendere atto di quanto poco siano state votate le donne, (a Buccinasco…non è sempre così per fortuna), qui si tratta di fare i conti con la delusione rispetto alle scelte che il sindaco ha fatto per la composizione della giunta. Questo dopo una campagna elettorale in cui si sbandierava lo slogan delle pari opportunità (perchè noi non siamo come quelli di destra, vero?) e la libertà da logiche di spartizione.
      Il sindaco aveva secondo me il dovere di riequilibrare una carenza di presenza femminile, riconoscendo l’impegno e la competenza delle donne che hanno sostenuto la campagna elettorale e che lavorano quotidianamente nella politica quotidiana nella nostra città. Le donne capaci ci sono e, quando si assumono dei compiti, sono solite farlo con grande senso di responsabilità e sono le prime a tirarsi indietro se non si sentono all’altezza… si può dire altrettanto degli uomini?

  5. Teresa ha detto:

    Condivido l’intervento di Raffaella.
    Ma perché Gatti queste cose non le ha scritte durante la campagna elettorale.
    Qui si finge di non cogliere la questione ( e quindi si parla d’altro) ,che e’ quella della mancata risposta agli impegni assunti in campagna elettorale a proposito di pari opportunità e di rappresentanza femminile. Non mantenere gli impegni presi con gli elettori e’ atto vile.

    Propongo la lettura di questo nell’articolo di Concita De Gregorio pubblicato il 4giugno su La Repubblica

    E’ il momento di alzare la voce
    di CONCITA DE GREGORIO
    Lo leggo dopo
    VEDI ANCHE
    ARTICOLO
    Donne, leggerezza in busta paga
    più brave ma sempre meno pagate
    Lo studio che pubblichiamo – un rigoroso lavoro scientifico di quelli destinati a essere discussi nei convegni, publbicati sulle riviste di settore, diventare letteratura accademica – dice che le donne sono più brave degli uomini. Una cosa che se una di noi si azzardasse a dire ad alta voce in ufficio o in una discussione pubblica sarebbe immediatamente tacciata di femminismo, categoria declinata da qualche anno come insulto, e guardata dai compagni di lavoro e di vita con sospetto, commiserazione, sufficienza e paura. Di conseguenza messa ai margini coi metodi consueti: dileggio, batuttine, maschilismo di repertorio e di potere. Infatti non si dice. Le donne hanno imparato da molto tempo, direi che lo hanno sempre saputo, che per fare quello che vogliono come vogliono devono dare l’impressione di non nuocere. Dare ai cretini la sensazione di essere spiritosi, non replicare e fargli le scarpe nei fatti. Senza che se ne accorgano.

    Che le donne siano più brave, negli studi e nei luoghi di lavoro, è una nozione elementare di cui chiunque fa quotidiana esperienza; non tutte le donne, naturalmente, ché non basta essere donna. In quanto persone – difatti – anche le donne possono come gli uomini essere avide, sciocche, interessate, servili. Però quelle brave sono più brave. A scuola, per esempio. Dice la ricerca che “ottengono mediamente risultati migliori”, nel senso che si laureano in maggior numero, con voti più alti e in meno tempo.

    Parliamo della “fascia alta” della società: il campione esamina diplomate nei licei e laureate nelle scuole e negli atenei di Milano. In tre mesi di meno, in media, le ragazze si laureano più numerose e con voti più alti. Poi vanno a lavorare, e guadagnano il 37 per cento in meno. Non un po’ di meno: un terzo abbondante. Anche a livelli dirigenziali gli amministratori delegati (non tutti, ma molti) si sentono in tranquillo e condiviso diritto di proporre alle donne contratti spacciati come standard che sono in verità di molto al di sotto, come reddito e garanzie, di quelli che propongono agli uomini.

    La domanda dunque è: perché le donne li accettano? Perché a quel livello – il livello delle competenze alte, delle eccellenze – non funziona il ricatto al ribasso, quello per cui un ricercatore precario è costretto ad accettare 400 euro al mese perché se no c’è fuori una fila lunga così di aspiranti. Quindi: perché le donne non negoziano, non fanno rete, non denunciano? Perché non sono competitive, dice la ricerca che prende a parametri le attività sportive e il volontariato: le donne in esame fanno meno sport agonistico degli uomini e molta più attività sociale non remunerata. Non sono interessate alla gara, fanno per gli altri.

    Anche in questo c’è un fondo di verità, soprattutto nella seconda parte. Sono competitive, certo che lo sono, ma hanno di più a cuore il bene degli altri. In generale, per l’esperienza che ne ho, considerano il potere un luogo di responsabilità e di fatica e non un privilegio. Sono in questo fastidiosissime, essendo la loro presenza la misura esatta dell’altrui deficienza: sul fronte del bene comune, del progetto condiviso, della passione civile. E’ molto chiaro, dunque, perché vengono – come si dice in quel linguaggio – disincentivate. Perché fanno ombra, smascherano il sistema autoimmune delle caste. Ed è anche chiaro perché fino ad oggi hanno piegato la testa alle peggiori condizioni: era l’unico modo per starci.

    Ora però, credo, è venuto il tempo di dire le cose come stanno: è maturo il momento. Per le eccellenze degli atenei di Milano e per i milioni di donne nei call center e nelle catene di montaggio, per le astrofisiche e le hostess ai convegni. Il riscatto, come sempre, arriverà dal rifiuto di sottostare al ricatto. Nessuno regalerà niente, bisogna pretendere. Se il momento è difficile pazienza, anzi meglio. E nei momenti difficili che le cose cambiano per tutti. Non è detto che sia in peggio, la battaglia può chiamare a raccolta forze imprevedibili. La storia insegna. L’ora di alzare la voce è adesso, insieme agli altri: perché il futuro è già
    qui, è solo molto mal distribuito.

  6. Gentili Raffaella e Teresa (che non credo di conoscere)

    Scusate, forse vi è sfuggito. ma più volte in campagna elettorale, e per la verità anche prima, ho scritto che credo al merito e non ai privilegi.

    Lo ho fatto ad esempio a proposito delle scuole private, per le quali chiedo la fine dei privilegi di cui godono.

    Per quanto riguarda la scelta degli Assessori, so che è una scelta insindacabile del Sindaco. Lui li nomina, lui li può licenziare. Senza rendere conto a nessuno.
    I consiglieri Comunali possono solo prenderne atto, e se non convinti, sfiduciare il Sindaco.

    Nella scorsa legislatura abbiamo avuto alcuni Assessori donna, altri uomini.

    Non credo che la Amministrazione Cereda debba essere valutata in base al rapporto tra Assessori di uno o dell’altro sesso, ma in base alle loro capacità.

    L’Assessore Maiolo (per esempio) è stata un buon Assessore per Buccinasco?
    Non mi interessa il suo sesso, ma la capacità dimostrata.

    Se OGGI il Sindaco Maiorano licenziasse uno dei suoi Assessori uomini per fare posto ad un ritorno dell’Assessore Maiolo, tu/ voi esultereste?

    Se il criterio di scelta è “donne brave” e “uomini cattivi”, non avete scelta, dovete rispondermi che Gianni Maiorano farebbe bene a richiamare Tiziana Maiolo come Assessore, licenziando uno degli uomini che ha ora in Giunta.

    Oppure, ed è forse la via più semplice, dovreste chiedere ai partiti cui siete iscritti, e che hanno sostenuto l’elezione di Gianni Maiorano a Sindaco, di chiedere al Sindaco di modificare la propria scelta degli Assessori.

    Motivandola.

    Dicendo ad esempio: per questo incarico la sig.ra X è più capace e meritevole del sig. Y.
    Credo che Gianni vi ascolterà.

    Ma dovete dire perchè la sig.ra X è meglio del sig Y.
    Ed a mio parere non basterà dire perchè è una donna!

    Altrimenti il rischio è quello di scimmiottare lo slogan usato dal candidato Cortinovi al ballottaggio: votatemi percè sono una donna!

    Slogan al quale Maiorano avrebbe potuto rispondere, se avesse voluto mantenersi sullo stesso piano di logica, con un

    Votatemi perchè sono un uomo!

    Basta il sesso per fare la capacità?
    Non mi pare che l’analisi della dr.ssa De Gregorio si limitasse a questo!

    Buona serata
    Franco Gatti

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