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Archivio per 24 aprile 2012

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25 APRILE 1945. I PARTIGIANI LIBERANO MILANO E TORINO DALL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA PONENDO FINE ALL’OCCUPAZIONE TEDESCA IN ITALIA

da Wikipedia

L’Anniversario della liberazione d’Italia (anche chiamato Festa della Liberazioneanniversario della Resistenzao semplicemente 25 aprile) viene festeggiato in Italia il 25 aprile di ogni anno e rappresenta un giorno fondamentale per la storia della Repubblica Italiana: la fine dell’occupazione nazifascista, avvenuta il 25 aprile 1945, al termine dellaseconda guerra mondiale.

Convenzionalmente fu scelta questa data perché il 25 aprile 1945 fu il giorno della liberazione di Milano e Torino. Entro il1º maggio, poi, tutta l’Italia settentrionale fu liberata: Bologna (il 21 aprile), Genova (il 26 aprile), Venezia (il 28 aprile). La Liberazione mette così fine a venti anni di dittatura fascista e da cinque di guerra e simbolicamente rappresenta l’inizio di un percorso storico che porterà poi al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica prima e alla nascita della Repubblica Italiana poi.

Guarda l’Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione dell’incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma (Palazzo del Quirinale 24/04/2012) (Clicca QUI)

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25 APRILE 2012: GLI SMEMORATI DIMENTICANO RESISTENZA, FASCISMO E ANTIFASCISMO

di Giambattista Maiorano
Non è stata vana la mia risposta al candidato Sindaco Senatore Fiorello Cortiana. So che ne ha apprezzato il tono e la misura. Spero e mi auguro che il suo apprezzamento lo abbia esteso anche al contenuto e in particolare a quanto riferivo in merito alla partecipazione mia e nostra (come coalizione) alla celebrazione locale del 25 Aprile.
Spero e mi auguro perché trasecolo di fronte all’articolo comparso il 22 aprile sul sito di Città Ideale scritto da uno dei suoi più autorevoli sostenitori. È un’interpretazione del 25 aprile che riprende le tesi del peggior revisionismo storico.
Mai una volta, e dico mai, che nel lungo articolo vengano citati termini quali fascismo e fascisti, antifascismo e antifascisti. Il nostro “storico della domenica” scarica ogni responsabilità sulla monarchica dei Savoia quasi che gli eventi che hanno costruito il ventennio mussoliniano fossero la determinazione di un destino cinico e baro che vedeva gli italiani tutti, gli uni e gli altri, inconsapevoli strumenti, condizionati e soggiogati dal … caso. Neanche una parola sugli italiani che ciechi di fronte al crollo del regime scelsero l’alleanza con la belva hitleriana e ne adottarono i metodi disumani da spietato carnefice e li esercitarono spietatamente contro tutti i democratici: cattolici, comunisti, socialisti e liberali. No e poi no, signori miei, non è vero che «Gli eroi sono tutti giovani e belli» come recita un vergognoso manifesto fascista che in questi giorni ha insudiciato i muri di Roma.

Non posso accettare in nessun modo quindi l’esortazione «Se ancora c’è qualcuno che intendesse profittare della festa di Liberazione per perpetuare, rinverdire una guerra civile di cartapesta (senza averne vissute le tragedie), la pianti lì, la smetta di atteggiarsi a partigiano finto, di comodo.» Proprio così. “Partigiano”, finalmente un termine preciso, adatto e storicamente certo, non finto, meno che mai di comodo!
La mia famiglia (meridionale) non ha avuto esperienze dirette della Resistenza ma il fascismo lo abbiamo conosciuto bene. Tra i tanti ricordo un episodio che mi raccontava mio padre. Sua madre, Francesca, nota in quel paesino del Gargano che ha visto i miei natali come donna dal carattere fermo e determinato, dopo un alterco vivace con i gendarmi fascisti, al soldo degli agrari locali, riuscì a schiodare il blocco che avevano predisposto per impedire ai contadini (i noti cafoni) di raggiungere il proprio posto di lavoro. Tra quelli c’era mio nonno Michele.

E che dire della più grande famiglia politica e culturale, il cattolicesimo democratico, alla quale mi ispiro per scelta e convinzione profonda? Che dire delle altre grandi famiglie di varia ispirazione, la comunista, la socialista, la liberale, la unionista, che tutte insieme alla mia trovarono e applicarono quell’unità di intenti costretti, questi sì, ad imbracciare un fucile e rifugiarsi sulle montagne e nelle vallate per riconquistare la libertà perduta? Dice qualcosa al nostro smemorato autore il nome di Antonio Gramsci o quello di De Gasperi, che pure nomina, prelevato presso la biblioteca vaticana e tradotto nelle carceri di Orvieto?
Quanti me ne vengono in testa, quanti ricordi, tanti, tantissimi, potrei andare avanti per pagine e pagine. Fatica inutile se fatta per chi pensa che tanto tutti sono uguali. Uguali un cavolo!
No, non ci sto! Un conto è il perdono, altro è il perdonismo che rifiuta la corretta lettura della storia e scaraventa tutto nell’oblio!
Un conto è il perdono cristiano che veniva concesso da vittime come don Minzoni, Teresio Olivelli, i fratelli Di Dio, ai carnefici, altro è mettere insieme nello stesso calderone vittime e carnefici, fascisti e democratici. Desidero la riconciliazione degli italiani come tanti senza farsa, senza menzogna, ma respingo il non fare memoria, respingo la confusione, respingo l’indifferenza delle differenze.
Voglio che si affermi che la Costituzione è il frutto della lotta antifascista dei democratici. Ed è questo suo DNA che da respiro e libertà, compresa la libertà per chi voleva vietarla agli altri.
Questo, senza alcuna strumentalizzazione, è l’antifascismo!

Può Fiorello Cortiana condividere questa storia revisionista considerati i suoi trascorsi? Ne dubito ma di questi tempi non so, non si sa mai. Va bene sfruttare il clima antipartitico odierno. Va bene l’essere lui, uomo di partito, anzi di troppi partiti e fazioni, presentato come il soggetto in grado di purgare la vita politica e liberarci dai partiti. Va bene in campagna elettorale la strizzatine d’occhio alla destra, che se si va al ballottaggio bisogna sedurre, ma c’è una responsabilità culturale e civica, cioè politica, che impone un limite a tutto, altrimenti ci si proclama ai quattro venti “civici” ma non lo si è.

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