Diamo a Buccinasco un’amministrazione finalmente efficiente e trasparente, capace di ascoltare.

Archivio per 26 febbraio 2012

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SCUOLA MATERNA “PARROCCHIALE”: EQUITÀ E TRASPARENZA

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di Giambattista Maiorano

Il Commissario di Governo ha annullato la convenzione del 1983 e drasticamente ridotto il contributo di soldi pubblici da oltre 550.000 euro/anno a 200.000. Il Comitato Genitori definisce la decisione un grave atto discriminatorio dell’Amministrazione Comunale verso le famiglie che frequentano la Scuola Materna “Parrocchiale” e organizza banchetti per la raccolta firme.

Bisogna ricordare, però, che questo è anche il risultato di una scarsa collaborazione da parte dei responsabili della gestione della Materna. Sei anni fa hanno impedito ogni tentativo di modificare e aggiornare la convezione, tentativo che aveva lo scopo di renderla legalmente valida ed economicamente più equa.

È fuori discussione il nostro giudizio positivo sulla funzione pubblica e sussidiaria storicamente svolta dalla Materna. È fuori discussione che il taglio operato dal Commissario è molto pesante. Ma fare del problema l’argomento di una guerra elettorale è da irresponsabili. Chiedere impegni preventivi senza conoscere le reali poste di bilancio è da irresponsabili.

COSA FARÒ SE DIVENTERÒ SINDACO DI BUCCINASCO?

  • Rifiuterò le posizioni ideologiche sia di chi vuole che nulla cambi sia di chi non riconosce la funzione “pubblica” che svolge la Scuola Materna.
  • Renderò la convenzione giuridicamente ineccepibile.
  • Aprirò un tavolo negoziale per riconsiderare le scelte del Commissario, perché sia garantito ai bambini iscritti e residenti a Buccinasco un contributo definito sulla base delle capacità di reddito della famiglia e compatibilmente con la situazione del bilancio comunale.
  • Chiederò che sia reso chiaro, dettagliato al centesimo, e quindi trasparente per tutti i Cittadini il Bilancio della Scuola Materna. Tutti devono sapere come viene speso il denaro del contribuente.

Lavorerò, anche in collaborazione con i Comuni vicini, perché possa essere ampliata l’offerta pubblica e garantita l’esigenza delle frequenza al maggior numero di bambini possibile.

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SCUOLE MATERNE A BUCCINASCO: GUARDIAMO OLTRE IL NOSTRO ORTICELLO

Roberto Formigoni

di Giambattista Maiorano
Ho già più volte affermato che il problema della Scuola Materna è un problema serio e che mi sta molto a cuore. Parallelamente ho anche affermato che per risolvere il problema occorre tenere conto della realtà, ovvero della totalità dei fattori. Alziamo allora lo sguardo dal fazzoletto di terra in cui siamo radicati e vediamo se riusciamo a contestualizzare quello che accade a Buccinasco inquadrandolo in un orizzonte un po’ più ampio e quindi più intelligente.

In un articolo del Corriere della sera di ieri, 16 febbraio 2012, leggiamo «“Signor ministro, se non cambia il Patto di stabilità tra governo e comuni rischiamo di chiudere le nostre scuole dell’infanzia”, denunciano gli assessori all’Istruzione delle più importanti città italiane. Una chiusura che interesserebbe in futuro almeno 6200 sezioni di scuola materna, 13 mila insegnanti, 145 mila bambini dai 3 ai 6 anni.»
Perbacco, il problema non riguarda solo Buccinasco!
Perdiana, il problema è legato a doppio filo alla questione del patto di stabilità! Una questione che non è nei poteri dei Comuni.
I soldi sono finiti, non ce ne sono più. Ma questo concetto fatica ad entrare nelle orecchie dei cittadini (e anche dei neofiti della politica a caccia di voti), che assumono posizioni rivendicative a prescindere. Che è come dire: “non ci sono più soldi? Me ne frego, voglio quello che voglio punto e basta”. Segue il pestare i piedi e fare i capricci, che nel caso degli adulti assume forme diverse pur essendo sostanzialmente la stessa cosa.
Cittadini, aprite le orecchie, non ci sono più i soldi: «Mercoledì pomeriggio una delegazione di amministratori ha incontrato il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, – leggiamo ancora sul Corriere della Sera – chiedendo un intervento rapido e risolutore per non interrompere un servizio essenziale.» E ancora più oltre «Il problema è che gli enti locali non hanno più risorse finanziarie – spiega Rosa Maria Di Giorgi (Pd), assessore all’Educazione del Comune di Firenze –. Servirebbero 350 milioni annui e le casse municipali non riescono più a far fronte alla richiesta di supplenti in alcuni casi decisivi per garantire l’attività scolastica».

Per risolvere naturalmente ci vuole molta buona volontà, e questa buona volontà deve assolutamente essere in primo luogo quella del Governo nazionale, ricordiamocelo bene, soprattutto quando si va in giro a distribuire colpe e responsabilità di una grave situazione di disagio (al Commissario, per esempio). E qui stendiamo un velo pietoso sul governo che ha preceduto il governo Monti, un governo che ha portato il paese alla rovina, un governo e un Ministro dell’Istruzione che hanno operato scientemente con superficialità ed ignoranza per distruggere la scuola pubblica, un governo che aveva tra i suoi più affezionati elettori chi adesso strepita per i disagi della scuola materna.

E la Regione, che fa la Regione? In nome dell’ormai famoso principio “realtà secondo la totalità dei fattori” prendiamo in considerazione anche la regione. La Regione Lombardia del cattolicissimo Roberto Formigoni toglie i soldi, riduce brutalmente se non azzera il contributo alla scuola materna. Per Buccinasco ha forse pensato il cattolicissimo Presidente “tanto, ci deve pensare il Comune”, come recita la convenzione disdetta, ma valida sino al 31 agosto prossimo.
I “comunisti” (ovviamente si fa per dire) emiliani fanno invece esattamente il contrario. Sul sito della Regione Emilia Romagna leggiamo che per fare fronte al disagio creato dai tagli «Con un primo finanziamento straordinario di 700mila euro, approvato dalla giunta e destinato alla scuola dell’infanzia statale, la Regione Emilia-Romagna ha deciso di intervenire a sostegno delle autonomie scolastiche e dei territori». A questo poi seguirà altro: «Con un successivo finanziamento – che sarà deliberato entro dicembre – verranno impegnate le risorse ordinariamente previste per le scuole paritarie comunali e paritarie private che hanno sottoscritto apposite intese con la Regione, per qualificare e migliorare il sistema integrato d’istruzione».

È troppo chiedere ai cittadini di fare anche al cattolicissimo Roberto Formigoni qualche domanda? Oppure lui no, lui non si tocca, lui in questo non c’entra.
Per esempio ecco alcune domande che si potrebbero fare al signor Governatore:

1) Nel bilancio 2011 erano previsti 8.100.000 di euro per le scuole materne. Come mai nel bilancio preventivo del 2012 lo stanziamento è pari a 0 (zero)?

2) Come mai all’azzeramento di questi fondi hanno posto parzialmente rimediol’UDC e il PD che con un ordine del giorno comune hanno vincolato la Giunta regionale a riservare a questa partita gli eventuali avanzi di bilancio?

Caspita! Molto peggio del Commissario Iacontini! Insomma, al 30 giugno in sede di approvazione di bilancio, grazie a UDC-PD forse qualche euro andrà a finire per finanziare le materne.
Domanda: quanti dei genitori della scuola materna parrocchiale hanno votato Roberto Formigoni alle ultime elezioni regionali? Alzare la mano e prendersi delle responsabilità per piacere.

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BUCCINASCO NELLA CITTA’ METROPOLITANA: TRA SOGNO E REALTA’

di Giambattista Maiorano
È da tempo che viene evocato un nuovo assetto istituzionale per le aree urbane delle grandi città. Il concetto rischia di divenire persino logoro di fronte alle lungaggini e alla trascuratezza del legislatore, mentre è evidente tutta una serie di problemi possono trovare una soluzione sensata ed economicamente sostenibile solo se trattati su aree che vanno oltre i confini municipali. I vecchi caselli daziari non imprigionano l’inquinamento come non fermano la mobilità e ogni decisione autonoma porta inevitabilmente scompiglio in un territorio più vasto. Basta osservare le ripercussioni sull’area metropolitana dell’istituzione dell’Area C a Milano.
Milano non è più solo Milano. Milano è Corsico, Milano è Buccinasco, Cesano Boscone, Sesto San Giovanni, Bresso, Cinisello, è una lunga lista di Comuni limitrofi che con il Capoluogo non hanno alcuna soluzione di continuità. La conurbazione ha cancellato gli elementi e i segni di distinzione geografica, e di passare da un comune all’altro ti accorgi solo perché lo segnala un cartello.
È quindi urgente la necessità di completare quanto già la legge 142 dell’8 giugno 1990 aveva previsto e che le gelosie e più spesso la voglia di dominio egemonico del Capoluogo e delle istanze superiori, Provincia e Regione, hanno volutamente accantonato.
Oggi possiamo e dobbiamo recuperare il tempo perduto agendo politicamente con coraggio, anticipando, là dove è già possibile, misure che permettano economie di scala e il superamento di inutili sprechi. È già possibile una gestione associata di servizi, sapendo di rinunciare a quote di potere, a un arcaico autonomismo municipale utile magari a conservare assurdi campanilismi, ma che non possono farci dimenticare, per esempio, la realtà, di una sequenza di abitazioni che sono sul lato destro in territorio di Buccinasco e sul lato sinistro di Corsico.
C’è a Milano un cambio di passo dopo un ventennio di governo di centrodestra. Grazie alle aperture della giunta Pisapia, Milano non perpetua il concetto feudale di concedere o negare a piacere a valvassori e valvassini (l’hinterland) privilegi. Chiede ed esige giustamente di sedere al tavolo insieme alle altre amministrazioni perché insieme si trovi il bandolo della matassa che nessuno è in grado da solo di sbrogliare. Noi lo faremo nell’assoluta consapevolezza di un comune destino.
Parlavamo di inquinamento e mobilità, ma lo stesso discorso vale più in generale per l’ambiente, vale per i rifiuti, vale per l’acqua, per il teleriscaldamento, vale per la tutela della salute… Non di meno il discorso vale quando si tratta di disegnare lo sviluppo della città per salvaguardare accettabili livelli di vita. Proporsi l’obiettivo del non consumo di nuovo suolo e valorizzare le peculiarità ambientali di cui si dispone può allora diventare l’investimento più efficace non solo per gli abitanti di Buccinasco, ma per l’intera area metropolitana e oltre.
Il Parco Agricolo Sud Milano resta il più valido polmone ed elemento strategico di ossigenazione dell’area metropolitana. Allora si deve fare tutto il possibile perché venga preservata tanto un’agricoltura di qualità, insieme al tradizionale coltura del foraggio, quanto la presenza di un prezioso patrimonio zootecnico. L’obiettivo non può non diventare obiettivo comune dell’intera città metropolitana, e ogni sforzo deve essere compiuto perché avvenga quel necessario salto culturale prima che sia troppo tardi.
Anche i sogni devono avere un respiro più largo e la città metropolitana invitata a prendersene cura. Superate le difficoltà contingenti, c’è nel cassetto, per esempio, la realizzazione di un centro polifunzionale dove associazionismo, terzo settore commerciale e commercio, operatori agricoli ed esperienze agricole d’eccellenza, cultura e ricerca universitaria s’incontrino e si fecondino scambiandosi bisogni, domande, esperienze, buone pratiche e soluzioni. Potrebbe essere, perché no, proprio in prossimità del Parco, a Buccinasco, come una porta di ingresso e di scambio dell’intera città metropolitana sul parco. È una iniziativa che non faticherebbe a entrare a pieno titolo nel quadro di una Expo 2015 dedicata al tema del “nutrire il pianeta”.
Ma città metropolitana non significa trasformare in periferie le molte e differenti identità locali, le soggettività dei Comuni, le comunità con le loro storie e le loro particolarità e specificità. Ed è qui che c’è spazio per un altro sogno, un sogno che nasce dall’idea, o meglio dall’ideale, di una città metropolitana policentrica e non monocetrica: dare un’anima definita, un’identità, un punto d’incontro dei cittadini attraverso la realizzazione di una “centro” che segni la capacità di ritrovarsi e di socializzare dei buccinaschesi vecchi e nuovi.
Tutto può diventare realtà. Ne parleremo più specificatamente nell’organizzare e definire lo sviluppo urbanistico. Ma tutto può diventare più semplice e meno complicato se il desiderio viene condiviso, fatto proprio e “goduto” anche dai vicini.

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AUT LOBBY AUT BENE COMUNE

di Giambattista Maiorano
Del bene comune se ne parla molto e spesso a sproposito. Monsignor Tonino Bello nel suo libroVegliare nella notte ne parla così: «Il bene comune. Deve rimanere sempre il fine ultimo della politica. Questo significa due cose. Anzitutto, rifiutare la politica come gestione della cosa pubblica per il bene di una parte, di una corporazione, di un gruppo di potere o di pressione». Continua poi citando la Gaudium et Spes (n. 75) «I partiti devono promuovere ciò che, a loro parere è richiesto dal bene comune; mai, però, è lecito anteporre il proprio interesse al bene comune».
In questo tempo che ci separa dalla consultazione amministrativa, in questa Italia che pare assai poco riformabile e in cui tutti, quando si tratta di riformare e riformasi, dicono “non io, cominciate da qualcun altro”, la saggezza di Tonino Bello ci apre l’unica possibilità di vivere in modo originario e autentico la politica. La scelta per l’autenticità va fatta ora e senza tentennamenti, senza opportunismi, proprio nel momento di massima debolezza della politica e di massimo splendore dell’antipolitica. Perché l’antipolitica si nutre della incapacità della politica di esprimere progetti in grado di far fronte in modo equilibrato alle difficoltà. E nonostante il fatto che non di rado alle soluzioni realistiche, ai progetti oculati, capita che si oppongano pretese partorite da uno sguaiato populismo che crea tanti Masaniello votati alla pura difesa del proprio particolare.
Parafrasando il sociologo Paolo Ceri, mi sento di dire che non solo per l’Italia, ma anche per Buccinasco e per le tante Buccinasco italiane, la soluzione dei problemi passa proprio dalla politica, dalla sua capacità di recuperare rappresentatività e spazi efficaci di mediazione. In questi spazi la ragionevolezza rende compatibili le differenti istanze presentate dai soggetti sociali. Diversamente l’alternativa non potrà che essere il trionfo dei singoli egoismi, il ricatto, e il privilegio per quelli maggiormente favoriti dai rapporti di forza.

Può apparire questo un discorso difficile ed espresso nel solito “politichese”. Cercherò nella maniera più semplice di renderlo evidente nel nostro contesto.
Non sono passate che alcune ore, o qualche giorno, dalla mia affermazione alle primarie che in maniera strisciante e indiretta qualche messaggio si è fatto avvertire. Tutto nella forma indiscutibilmente del lecito, ma non per questo meno pressante e condizionante a proposito dei passi da fare. C’è chi richiamando la difficile situazione economica invoca spazio all’edilizia come volano per le altre attività facendo capire che “sì, insomma, va pur bene il proposito di non consumo di nuovo suolo”, ma costruire è necessario, anzi indispensabile e quindi…
È di questi giorni poi la discussione sulla materna di via Siena. Ho più volte lungamente motivato il dissenso netto rispetto al pesante taglio operato dal commissario su un’entità di privato sociale in funzione sussidiaria, certamente indispensabile e storicamente positiva. Contemporaneamente ho rivendicato il dovere di giungere a un chiarimento definitivo su una convenzione non solo obsoleta, ma, a mio avviso giuridicamente molto dubbia se non inefficace. La misura del necessario contributo comunale, alla luce dei pesantissimi tagli e dei vincoli di bilancio, delle sue reali disponibilità, delle obiezioni presentate nel merito dai revisori dei conti e dell’attenzione della Corte dei Conti, non può non essere riconsiderata.
C’è perfino chi non si vergogna per nulla di concepire la politica, e la fase di campagna elettorale, come un momento in cui mettere all’asta il proprio voto in cambio della cura del proprio interesse particolare dicendo: “voto il sindaco che a me, al mio gruppo, alla mia conventicola, promette di dare di più. E tu allora, signor candidato, dimmi quanto mi dai?”. Questo è il veleno del lobbismo, un veleno che avvelena la politica e la società civile nello stesso tempo. È una forma paludata di corruzione che esibisce una sovrana indifferenza o un assoluto disprezzo per quel bene comune di cui magari le stesse persone continuamente vanno cianciando, di cui ci si riempie la bocca per misurare l’affidabilità della politica. A questi commercianti io dico semplicemente: non sono in vendita.

Insomma, sono contro, decisamente contro tutte le logiche lobbistiche comunque vestite, ma sia ben chiaro che questo non significa che sarò sordo rispetto a tutte le esigenze e i bisogni che tutti i cittadini vorranno presentarmi. È un diritto e un dovere della politica, della rappresentanza dei cittadini, ascoltare attentamente, discutere, condividere, capire, discernere, e poi però decidere determinando ciò che deve essere giudicato come “pressione lobbistica” e ciò che deve essere giudicato come “giusta esigenza e bisogno” dei cittadini. E una volta determinato che quanto richiesto è una legittima esigenza sta sempre alla rappresentanza politica al governo (fosse anche una lista civica nata e cresciuta in totale ostilità al corrotto sistema dei partiti) l’onere e l’onore di valutare il quanto e il come soddisfare l’esigenza, nel quadro del bene comune di tutta la comunità. Su questo i cittadini giudicano con il voto.
In ogni campo e sotto qualsiasi specie, vale per me l’ammonimento ancora di Tonino Bello che, sempre rispetto al bene comune e alla responsabilità nella scelta delle priorità, invita i credenti al discernimento e alla «presa di coscienza della autonomia della politica da ogni ipoteca confessionale, e il riconoscimento della sua laicità e della sua mondanità». Ed io mi permetto di aggiungere ad ogni ipoteca di gruppi, di fazioni e di corporazioni comunque connotati.

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BUCCINASCO E DINTORNI

Buccinasco saprà trovare le giuste sinergie e il confronto costante con i comuni limitrofi sui servizi intercomunali, sui trasporti integrati, sulla capacità di sviluppare il commercio, sulle numerose possibilità di attrarre risorse dal capoluogo lombardo e da tutto il sud-ovest milanese.

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BUCCINASCO AL LAVORO

Semplificheremo la burocrazia che rallenta le tantissime idee che esistono e non trovano sbocco. Ascolteremo i commercianti offrendo soluzioni e piani di sviluppo che permettano il rilancio dei centri commerciali naturali.

Proporremo un piano di housing professionale, offrendo spazi e locali ai giovani professionisti che metteranno insieme le loro competenze per creare la filiera corta delle professioni: dall’avvocato al commercialista, dall’ingegnere all’architetto, dal professore all’artista.

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BUCCINASCO TECNOLOGICA

Buccinasco tecnologica

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